Una prospettiva sociologica sul genocidio animale in corso: capirlo per fermarlo.
Perché la violenza più normalizzata,
più capillare,
più fuori scala,
di tutte,
ci riguarda.
Tuttə.
Scrive il celebre storico Yuval Noah Harari, autore di Sapiens:
“Gli animali sono le principali vittime della storia, e il trattamento riservato agli animali domestici negli allevamenti industriali è forse il peggior crimine della storia. Il cammino del progresso umano è costellato di animali morti.”
Il sociologo Alessandro Dal Lago, incalzato sul potenzialmente scandaloso paragone tra genocidi umani e genocidio animale, risponde lapidario:
“In senso stretto, i miliardi di animali uccisi ogni anno rappresentano lo sterminio di un genere di viventi, cioè un genocidio.”
3,
2,
1.
Ecco che arrivano: obiezioni, resistenze, dissonanze cognitive.
Le ho attraversate anche io, come tutti.
Osservale per un attimo.
Tienile da parte.
Non è questo lo spazio per smontarle una per una.
Per quello rimando a Vegan Logic Project, Carnism Debunked e al lavoro di Ed Winters.
Qui faremo altro.
Capire perché emergono.
Riconoscerle quando si attivano.
Vedere cosa proteggono.
E perché, a un certo punto, non bastano più.
Quello che vediamo — o scegliamo di non vedere — non è neutro.
Non possiamo cambiare il nostro bagaglio evolutivo.
Continueremo ad agganciarci più alle storie che ai dati, a reagire ai singoli casi più che ai fenomeni su larga scala, a difendere la nostra stabilità psicologica anche quando questo significa distorcere la realtà.
Ma abbiamo uno strumento.
La metacognizione: la capacità di osservare i nostri stessi processi mentali.
Possiamo accorgerci di questi meccanismi mentre si attivano. Possiamo riconoscere cosa proteggono. Possiamo metterli in tensione.
È con questa consapevolezza che può iniziare una trasformazione. Anche quando è scomoda.
Anche quando è difficile.
Per preservare la nostra stessa umanità.
L’antispecismo è il centro di questo spazio.
Il resto si muove da lì.
Radical Paths si nutre della prospettiva delle diverse economies:
smettere di credere che esista solo il profitto e iniziare a vedere tutti quei modi — fatti di cura, condivisione e rispetto — con cui possiamo già oggi abitare la realtà.
Il mio approccio è scientifico, sociologico, transdisciplinare, intersezionale.

Ancona, 2021 — © Gabriele Morelli
Questo progetto vive nell’indipendenza. Se lungo la lettura incontri banner pubblicitari o ti chiedi come questo spazio si posizioni rispetto all’intelligenza artificiale leggi la pagina Trasparenza.