Sapere non basta.
È questione di vedere con altri occhi.
Capire lo specismo richiede tempo. Non perché sia complicato, ma perché tocca meccanismi profondi — psicologici, culturali, economici — che siamo stati addestrati a non vedere.
Questo percorso attraversa discipline e livelli di analisi diversi. Parte dalla ricerca scientifica più recente ma non si limita a riassumerla: ne indaga i presupposti, gli angoli ciechi, costruendo connessioni tra concetti, risultati e strutture spesso studiati separatamente. Perché comprendere lo specismo richiede di indagare campi di relazioni, non manifestazioni isolate: è da qui che può prendere forma una prospettiva multispecie.
I post sono pensati per essere letti in sequenza.
Puoi entrare da qualsiasi punto.
Quelli già pubblicati hanno il link diretto. Gli altri sono in arrivo.
Il mio posizionamento è semplice: il veganismo è un atto politico, lo specismo una struttura di dominio, il pensiero sistemico una necessità.
Se vuoi approfondire leggi il posizionamento completo ↓
01
VEDERE CIO CHE È RIMOSSO
Senzienza: Cartesio aveva torto marcio
Sappiamo più di quanto siamo disposti ad ammettere.
La senzienza non è un’opinione. È ciò che rende insostenibile tutto il resto.
Tonnellate di sofferenza
Quando i numeri crescono, le vite scompaiono, e smettiamo di vederle.
Intorpidimento psichico
Perché più le vittime sono numerose, meno ci commuovono?
Un meccanismo psicologico che ci protegge, ma che rende anche possibile la violenza su larga scala.
Dissonanza cognitiva
Vogliamo non fare del male agli animali, eppure continuiamo a farlo.
Un viaggio dentro l’architettura cognitiva che ci consente di rimuovere.
02
SCOMPAGINARE LA NORMA
Normale, naturale, necessario
Come ogni sistema di oppressione si autolegittima.
Tre parole che rendono la violenza invisibile, anche quando è ovunque.
Gli animali non sono astrazioni
Come separiamo il prodotto dalla vita: pubblicità, linguaggio e design costruiscono distanza e la rendono normale.
Gli allevamenti intensivi non esistono. Viva gli allevamenti intensivi
Come un’astrazione diventa rassicurazione.
Una formula che tranquillizza e tiene fuori campo gli animali come individui.
Big AG (industria animale) | Il potere economico
Chi guadagna dallo sfruttamento animale.
Sussidi, lobbying, disinformazione: come il sistema si protegge e si riproduce.
03
ALLARGARE LO SGUARDO
Antispecismo | E allora i nematodi?
Le critiche, i confini, le risposte.
Quali vite contano? Perché? E soprattutto: sulla base di quale criterio decidiamo dove tracciare il confine della nostra considerazione morale?
Violenza intra e interspecifica
Il legame tra la violenza sugli animali non umani e quella sugli esseri umani.
Dai macelli alla società, la violenza non si ferma: cambia forma.
Corpi da consumare
Oppressione di genere e sfruttamento animale.
Corpi diversi, logiche di dominio che si intrecciano: controllo, consumo, rappresentazione.
Veganismo nero
Razza, colonialismo e costruzione dell’animale.
Smontare il razzismo implica interrogare anche il confine tra umano e non umano.
04
SEGUIRE LE CONNESSIONI
Lo spillover della sofferenza
La salute non è separata dalle relazioni che costruiamo con gli altri esseri viventi.
Antibiotico-resistenza
Il ruolo degli allevamenti in una delle grandi crisi sanitarie del nostro tempo.
Pandemie
Il salto di specie non avviene nel vuoto.
Consumare il mondo
Il costo ecologico dello specismo.
La matematica dello sfruttamento
Risorse, calorie, terra: perché i conti dell’allevamento non tornano.
05
SCEGLIERE
Vystopia | Convivere con ciò che sappiamo
Una volta che lo vedi, non puoi smettere di vederlo.
Transfarmation | Trasformare ciò che sembra immutabile
Superare l’allevamento come processo collettivo.

Attraversare la porta. La scelta migliore che ho fatto nella vita
Dopo tutto questo, resta qualcosa che non puoi delegare.
Non si tratta di giudicare.
Si tratta di assumersi una responsabilità per riprendersi il proprio spazio di libertà.

Veganismo, Antispecismo e Pensiero Sistemico
Molti vorrebbero che il veganismo fosse un fatto privato, una scelta strettamente personale confinata alla dimensione della coscienza individuale.
Proprio perché rende visibile ciò che non deve essere reso visibile:
che la produzione, il consumo e lo sfruttamento degli animali non umani costituiscono una scelta.
E quindi, irrimediabilmente, politica.
Il processo di mercificazione ha spesso ridotto questa pratica a un brand, una moda di consumo o una mera opzione dietetica.
Di fronte a questa mercificazione — comune, in parte, a tutti i movimenti di giustizia — le strade possibili sono due:
abbandonare il termine, ritenendolo ormai privo di carica trasformativa,
oppure rivendicarne il significato originario e radicale all’interno del dibattito pubblico.
La scommessa teorica e pratica di RADICAL PATHS si muove in questa seconda direzione, disertando però ogni sterile dogmatismo o retorica della purezza.
Non interessa stabilire primati di radicalità o alimentare logiche identitarie, ma analizzare i fenomeni attraverso le lenti del pensiero sistemico.
Se isolato dalle altre dinamiche sociali, il veganismo rischia di trasformarsi in una nicchia di consumo etico perfettamente integrata nei mercati globali.
Inserito invece in una prospettiva sistemica, si rivela per ciò che è:
un tassello fondamentale di una critica complessiva ai modelli di dominio.
Lo specismo, infatti, non è un semplice pregiudizio individuale, ma una struttura di potere intrecciata alle logiche estrattive, economiche ed ecologiche del nostro modello di sviluppo.
In quanto paradigma della discriminazione, trasforma la differenza in gerarchia e rende la violenza costitutiva del nostro interagire con il mondo.
Le oppressioni si sovrappongono e si alimentano a vicenda.
Per questo, anche le risposte devono fare altrettanto.
Proprio perché lo specismo è una forma di dominio così normalizzata, culturalmente innervata e profonda, sarebbe ingenuo pensare di avere già a disposizione tutti gli strumenti per comprenderlo e superarlo.
La teoria e la prassi antispecista sono ancora, in larga parte, da costruire.
Una delle sfide decisive del XXI secolo.
Il punto di partenza, però, è chiaro:
L’antispecismo smette di assumere violenza e oppressione come inevitabili.
La liberazione animale apre, già ora, nuove possibilità di co–esistenza.
In quest’ottica, la pratica politica mantiene una forza trasformativa irrinunciabile.
Le scelte vegane antispeciste non si limitano al piano simbolico:
rompono relazioni di violenza,
liberano vite oppresse,
mobilitano comunità
e rendono possibili economie alternative.
È una forma di resistenza prefigurativa:
un atto di rottura che permette di costruire, già nel presente, frammenti e infrastrutture di libertà, come i santuari per animali liberati.
Non possiamo aspettare il crollo sistemico per cominciare.
Possiamo partire da qui:
dai modi concreti con cui scegliamo di relazionarci con il vivente.
