La scelta antispecista

Sapere non basta.

È questione di vedere con altri occhi.

Capire lo specismo richiede tempo. Non perché sia complicato, ma perché tocca meccanismi profondi — psicologici, culturali, economici — che siamo stati addestrati a non vedere.

Questo percorso attraversa discipline e livelli di analisi diversi. Parte dalla ricerca scientifica più recente ma non si limita a riassumerla: ne indaga i presupposti, gli angoli ciechi, costruendo connessioni tra concetti, risultati e strutture spesso studiati separatamente. Perché comprendere lo specismo richiede di indagare campi di relazioni, non manifestazioni isolate: è da qui che può prendere forma una prospettiva multispecie.

I post sono pensati per essere letti in sequenza.
Puoi entrare da qualsiasi punto.

Quelli già pubblicati hanno il link diretto. Gli altri sono in arrivo.


Il mio posizionamento è semplice: il veganismo è un atto politico, lo specismo una struttura di dominio, il pensiero sistemico una necessità.

Se vuoi approfondire leggi il posizionamento completo ↓


VEDERE CIO CHE È RIMOSSO

Senzienza: Cartesio aveva torto marcio

Sappiamo più di quanto siamo disposti ad ammettere.
La senzienza non è un’opinione. È ciò che rende insostenibile tutto il resto.

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Tonnellate di sofferenza

Quando i numeri crescono, le vite scompaiono, e smettiamo di vederle.

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Intorpidimento psichico

Perché più le vittime sono numerose, meno ci commuovono?
Un meccanismo psicologico che ci protegge, ma che rende anche possibile la violenza su larga scala.

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Dissonanza cognitiva

Vogliamo non fare del male agli animali, eppure continuiamo a farlo.
Un viaggio dentro l’architettura cognitiva che ci consente di rimuovere.

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SCOMPAGINARE LA NORMA

Normale, naturale, necessario

Come ogni sistema di oppressione si autolegittima.
Tre parole che rendono la violenza invisibile, anche quando è ovunque.

Gli animali non sono astrazioni

Come separiamo il prodotto dalla vita: pubblicità, linguaggio e design costruiscono distanza e la rendono normale.

Gli allevamenti intensivi non esistono. Viva gli allevamenti intensivi

Come un’astrazione diventa rassicurazione.
Una formula che tranquillizza e tiene fuori campo gli animali come individui.

Big AG (industria animale) | Il potere economico

Chi guadagna dallo sfruttamento animale.
Sussidi, lobbying, disinformazione: come il sistema si protegge e si riproduce.

ALLARGARE LO SGUARDO

Antispecismo | E allora i nematodi?

Le critiche, i confini, le risposte.
Quali vite contano? Perché? E soprattutto: sulla base di quale criterio decidiamo dove tracciare il confine della nostra considerazione morale?

Violenza intra e interspecifica

Il legame tra la violenza sugli animali non umani e quella sugli esseri umani.
Dai macelli alla società, la violenza non si ferma: cambia forma.

Corpi da consumare

Oppressione di genere e sfruttamento animale.
Corpi diversi, logiche di dominio che si intrecciano: controllo, consumo, rappresentazione.

Veganismo nero

Razza, colonialismo e costruzione dell’animale.
Smontare il razzismo implica interrogare anche il confine tra umano e non umano.

SEGUIRE LE CONNESSIONI

Lo spillover della sofferenza

La salute non è separata dalle relazioni che costruiamo con gli altri esseri viventi.

Antibiotico-resistenza

Il ruolo degli allevamenti in una delle grandi crisi sanitarie del nostro tempo.

Pandemie

Il salto di specie non avviene nel vuoto.

Consumare il mondo

Il costo ecologico dello specismo.

La matematica dello sfruttamento

Risorse, calorie, terra: perché i conti dell’allevamento non tornano.

SCEGLIERE

VystopiaConvivere con ciò che sappiamo

Una volta che lo vedi, non puoi smettere di vederlo.

Transfarmation | Trasformare ciò che sembra immutabile

Superare l’allevamento come processo collettivo.

Veganismo, Antispecismo e Pensiero Sistemico

Molti vorrebbero che il veganismo fosse un fatto privato, una scelta strettamente personale confinata alla dimensione della coscienza individuale.

Proprio perché rende visibile ciò che non deve essere reso visibile:

che la produzione, il consumo e lo sfruttamento degli animali non umani costituiscono una scelta.

E quindi, irrimediabilmente, politica.

Il processo di mercificazione ha spesso ridotto questa pratica a un brand, una moda di consumo o una mera opzione dietetica.

Di fronte a questa mercificazione — comune, in parte, a tutti i movimenti di giustizia — le strade possibili sono due:

abbandonare il termine, ritenendolo ormai privo di carica trasformativa,

oppure rivendicarne il significato originario e radicale all’interno del dibattito pubblico.

La scommessa teorica e pratica di RADICAL PATHS si muove in questa seconda direzione, disertando però ogni sterile dogmatismo o retorica della purezza.

Non interessa stabilire primati di radicalità o alimentare logiche identitarie, ma analizzare i fenomeni attraverso le lenti del pensiero sistemico.

Se isolato dalle altre dinamiche sociali, il veganismo rischia di trasformarsi in una nicchia di consumo etico perfettamente integrata nei mercati globali.

Inserito invece in una prospettiva sistemica, si rivela per ciò che è:
un tassello fondamentale di una critica complessiva ai modelli di dominio.

Lo specismo, infatti, non è un semplice pregiudizio individuale, ma una struttura di potere intrecciata alle logiche estrattive, economiche ed ecologiche del nostro modello di sviluppo.

In quanto paradigma della discriminazione, trasforma la differenza in gerarchia e rende la violenza costitutiva del nostro interagire con il mondo.

Le oppressioni si sovrappongono e si alimentano a vicenda.

Per questo, anche le risposte devono fare altrettanto.

Proprio perché lo specismo è una forma di dominio così normalizzata, culturalmente innervata e profonda, sarebbe ingenuo pensare di avere già a disposizione tutti gli strumenti per comprenderlo e superarlo.

La teoria e la prassi antispecista sono ancora, in larga parte, da costruire.

Una delle sfide decisive del XXI secolo.

Il punto di partenza, però, è chiaro:

L’antispecismo smette di assumere violenza e oppressione come inevitabili.

La liberazione animale apre, già ora, nuove possibilità di coesistenza.

In quest’ottica, la pratica politica mantiene una forza trasformativa irrinunciabile.

Le scelte vegane antispeciste non si limitano al piano simbolico:
rompono relazioni di violenza,
liberano vite oppresse,
mobilitano comunità
e rendono possibili economie alternative.

È una forma di resistenza prefigurativa:
un atto di rottura che permette di costruire, già nel presente, frammenti e infrastrutture di libertà, come i santuari per animali liberati.

Non possiamo aspettare il crollo sistemico per cominciare.

Possiamo partire da qui:
dai modi concreti con cui scegliamo di relazionarci con il vivente.

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