Senzienza: Cartesio aveva torto marcio.

Com’è noto, per il filosofo e scienziato del XVII secolo René Descartes (Discorso sul metodo, 1637), padre della filosofia moderna, gli animali sono “semplici macchine, o automi. Non sperimentano né piacere, né dolore, né alcun’altra cosa” (Singer, 2024: 280).

Questa visione non è un reperto archeologico del pensiero: ha plasmato secoli di filosofia, diritto, economia e pratica industriale. Considerando mente e corpo come realtà distinte, Cartesio ha fornito il substrato ideologico per giustificare la presunta superiorità umana, fondendo teologia, specismo e meccanicismo in un unico dogma: l’animale non sente, dunque l’uomo può disporne a piacimento.

Eppure, oggi lo sappiamo con certezza: Cartesio aveva torto marcio.


La fine del mito: la scienza smonta l’automa

La scienza ha impiegato secoli per smontare questa illusione, ma oggi possiede gli strumenti per comunicarlo con precisione.

Il termine cardine di questa rivoluzione è Senzienza. Registrato ufficialmente tra i neologismi dall’Istituto Treccani nel 2019, questo termine (derivato dall’inglese sentience) colma un vuoto linguistico: descrive la capacità di un organismo di avere esperienze soggettive.

In termini semplici: senzienza significa la capacità di provare piacere, dolore ed emozioni (Animal Ethics, s.d.). Non è un’esclusiva umana, ma una caratteristica biologica condivisa.

Nel 2012, un gruppo internazionale di neuroscienziati ha firmato la Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza (Low et al., 2012), mettendo nero su bianco ciò che la ricerca osservava da tempo:

“L’assenza di una neocorteccia non sembra precludere ad un organismo l’esperienza di stati affettivi. Prove convergenti indicano che animali non-umani possiedono i substrati neuroanatomici, neurochimici e neurofisiologici degli stati consci assieme alla capacità di esibire comportamenti intenzionali. Conseguentemente, il peso delle prove indica che gli umani non sono unici nel possedere i substrati che generano la coscienza. Gli animali non-umani, inclusi tutti i mammiferi e gli uccelli, e molte altre creature, compresi i polpi, anch’essi possiedono tali substrati neurologici.”


Perché il sistema resiste?

Nonostante la chiarezza della scienza, il nostro comportamento collettivo non si è evoluto di pari passo. L’etologa Anna Giulia Lupi (Scienza in Rete, 2024) offre una sintesi tagliente:

“anche se a livello accademico nessuno dubitava dei fatti, a livello popolare la visione degli animali non umani era ancora piuttosto cartesiana: macchine animate.”

Questa resistenza non è un caso: è strutturale. Le nostre leggi e i nostri sistemi economici sono costruiti sulle fondamenta di quel meccanicismo secentesco. Riconoscere la senzienza significa, inevitabilmente, dover smantellare un sistema basato sullo sfruttamento.


2024: La frontiera si allarga

Dodici anni dopo Cambridge, il consenso scientifico si è ulteriormente ampliato. Con la Dichiarazione di New York sulla coscienza animale (Andrews et al., 2024), la protezione etica viene estesa a specie finora ignorate:

Mammiferi e uccelli: Certezza scientifica della coscienza.

Vertebrati (rettili, anfibi, pesci): Possibilità realistica di esperienza cosciente.

Invertebrati (polpi, crostacei, insetti): Prove empiriche che indicano la presenza di coscienza.

Il documento conclude con un monito etico e politico:

“Quando esiste una possibilità realistica di esperienza cosciente in un animale, è irresponsabile ignorare tale possibilità nelle decisioni che lo riguardano.”


Lo sguardo degli altri

Cosa significherebbe non poter comunicare il proprio dolore? Immagina di essere considerato un ingranaggio senza emozioni, di gridare di paura senza che nessuno ti riconosca come individuo. Questo è l’incubo che milioni di esseri viventi abitano ogni giorno a causa di un’eredità culturale obsoleta.

Oggi non abbiamo più la “scusa” dell’ignoranza. La scienza ha demolito l’automa di Cartesio; ora spetta a noi demolire le pratiche che su quel mito sono state fondate.


Un atto politico

Riconoscere la senzienza non è un mero esercizio accademico: è un atto politico.

Accettare che gli animali provino dolore, paura ed emozioni significa far crollare l’impalcatura che giustifica il loro utilizzo nei laboratori, nelle industrie e, soprattutto, negli allevamenti. Non si tratta solo di “mitigare” il loro dolore, ma di mettere in discussione il diritto stesso di disporre della loro vita e dei loro corpi.

È una scelta collettiva che coinvolge la società intera: decidere di proteggere gli animali dalla sofferenza, di riconoscere loro diritti fondamentali, non è un atto di empatia ma una responsabilità politica.

Ignorare la senzienza significa continuare a giustificare sofferenze evitabili. Riconoscerla, invece, è il primo passo per costruire una società più giusta, solidale e sostenibile.

La scienza ci mostra che non siamo soli nel provare piacere, dolore ed emozioni. Animali con cervelli diversi dai nostri, dai polpi ai corvi, condividono con noi la capacità di sentire e soffrire. Questo ci chiama a una responsabilità nuova e urgente.



Eppure questo è solo l’inizio. Se gli animali sentono, soffrono e hanno consapevolezza, allora il prossimo passo è comprendere di che portata è questa sofferenza nel sistema alimentare globale.

Scopri nel prossimo articolo: Tonnellate di sofferenza

Fonti e approfondimenti

  • Animal Ethics. (s.d.). Cos’è la senzienza?. Leggi su animal-ethics.org
  • Andrews, K., et al. (2024). The New York Declaration on Animal Consciousness. Testo su nydeclaration.com
  • Descartes, R. (1637). Discorso sul metodo. (Riferimento classico alla teoria dell’animale-macchina).
  • Low, P., et al. (2012). The Cambridge Declaration on Consciousness. PDF ufficiale su fcmconference.org
  • Lupi, A. G. (2024). Coscienti, senzienti, emotivi. Scienza in rete. Leggi l’articolo su scienzainrete.it
  • Singer, P. (2024). Liberazione animale. Edizione aggiornata, Milano: Il Saggiatore.
  • Treccani. (2019). Senzienza. In Vocabolario online – Neologismi. Consulta su treccani.it