Senzienza: Cartesio aveva torto marcio.

Com’è noto, per il filosofo e scienziato del XVII secolo René Descartes, padre della filosofia moderna, gli animali sono “semplici macchine, o automi. Non sperimentano né piacere, né dolore, né alcun’altra cosa” (Singer, 2024: 280).

Cartesio ha formulato una delle teorie più influenti della modernità: quella dell’animale-macchina. Nel Discorso sul metodo (Descartes, 1637, Parte V) scrive:

se ci fossero macchine con organi e forma di scimmia o di qualche altro animale privo di ragione, non avremmo nessun mezzo per accorgerci che non sono in tutto uguali a questi animali.

Secondo Cartesio, il comportamento degli animali non umani poteva essere interamente ricondotto al funzionamento meccanico del corpo, identificando nella ragione ciò che distingueva nettamente l’essere umano.

Questa visione non è un reperto archeologico del pensiero: ha plasmato secoli di filosofia, diritto, economia e pratica industriale.

Naturalmente, la gerarchia tra esseri umani e altri animali non nasce con Cartesio: le sue radici sono molto più antiche (Singer, 2024: 261-299). Tuttavia, il pensiero cartesiano ne ha fornito una delle formulazioni più radicali della modernità. Considerando mente e corpo come realtà distinte, la visione di Cartesio ha fornito il substrato ideologico per giustificare la presunta superiorità umana, fondendo teologia, specismo e meccanicismo in un unico dogma: l’animale non sente, dunque l’uomo può disporne a piacimento.

Il modello meccanicistico dell’animale è strettamente intrecciato con lo sviluppo della sperimentazione animale nella scienza moderna (Franco, 2013), offrendo una potente giustificazione teorica alla vivisezione: se il corpo animale è assimilabile a una macchina, le sue reazioni possono essere interpretate come risposte meccaniche anziché come espressione di un’esperienza soggettiva.

Ricostruzione dell'interno dell'anatra automatica di Jacques de Vaucanson, composta da ingranaggi e meccanismi, pubblicata su Scientific American nel 1899.
Ricostruzione dell’interno dell’anatra automatica di Jacques de Vaucanson (1739), pubblicata da Scientific American (1899). Un’immagine emblematica dell’immaginario meccanicistico dell’animale come macchina.

Eppure, oggi lo sappiamo con certezza: Cartesio aveva torto marcio.


La fine del mito: la scienza smonta l’automa

La scienza ha impiegato secoli per smontare questa illusione, ma oggi possiede gli strumenti per comunicarlo con precisione.

Il termine cardine di questa rivoluzione è senzienza.
Registrato tra i neologismi dall’Istituto Treccani nel 2019, questo termine deriva dall’aggettivo senziente (dal latino sentiens; Treccani, n.d.) e trova un corrispettivo diretto nell’inglese sentience, divenuto una categoria centrale nel dibattito bioetico. Il termine colma un vuoto linguistico: descrive la capacità di un organismo di avere esperienze soggettive.

In termini semplici: senzienza significa la capacità di provare piacere, dolore ed emozioni (Animal Ethics, n.d.). Non è un’esclusiva umana, ma una caratteristica biologica condivisa da numerose specie.

Nel 2012, un gruppo internazionale di neuroscienziati ha firmato la Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza (Low et al., 2012), mettendo nero su bianco ciò che la ricerca osservava da tempo:

L’assenza di una neocorteccia non sembra precludere ad un organismo l’esperienza di stati affettivi. Prove convergenti indicano che animali non-umani possiedono i substrati neuroanatomici, neurochimici e neurofisiologici degli stati consci assieme alla capacità di esibire comportamenti intenzionali. Conseguentemente, il peso delle prove indica che gli umani non sono unici nel possedere i substrati che generano la coscienza. Gli animali non-umani, inclusi tutti i mammiferi e gli uccelli, e molte altre creature, compresi i polpi, anch’essi possiedono tali substrati neurologici.


Perché la scienza, da sola, non basta

Nonostante la chiarezza della scienza, il nostro comportamento collettivo non si è evoluto di pari passo. L’etologa Anna Giulia Lupi (Scienza in Rete, 2024) offre una sintesi tagliente:

anche se a livello accademico nessuno dubitava dei fatti, a livello popolare la visione degli animali non umani era ancora piuttosto cartesiana: macchine animate.

Le nostre leggi e i nostri sistemi economici sono costruiti sulle fondamenta di quel meccanicismo secentesco. Riconoscere la senzienza è il primo passo. Prenderla sul serio implica, inevitabilmente, dover smantellare un sistema basato sullo sfruttamento.


La frontiera si allarga

Dodici anni dopo Cambridge, il consenso scientifico si è ulteriormente ampliato. La Dichiarazione di New York sulla coscienza animale (Andrews et al., 2024) rende pubblico questo avanzamento delle conoscenze:

In primo luogo, esiste un solido sostegno scientifico per attribuire esperienza cosciente ad altri mammiferi e agli uccelli.

In secondo luogo, le evidenze empiriche indicano almeno una possibilità realistica di esperienza cosciente in tutti i vertebrati (inclusi rettili, anfibi e pesci) e in molti invertebrati (inclusi, come minimo, molluschi cefalopodi, crostacei decapodi e insetti).

Il documento conclude con un monito etico e politico:

Quando esiste una possibilità realistica di esperienza cosciente in un animale, è irresponsabile ignorare tale possibilità nelle decisioni che lo riguardano.


Lo sguardo degli altri

Per uscire dall’astrazione, una mucca usata per la produzione industriale di latte passa gran parte della sua vita in un capannone, viene inseminata artificialmente, separata dal suo cucciolo a poche ore dalla nascita e munta per gran parte dell’anno. Poi il ciclo si ripete. In media, dopo appena 4 o 5 anni, quando la sua produttività diminuisce, viene uccisa mentre potrebbe vivere fino a 20 anni (De Vries e Marcondes, 2020; Essere Animali, n.d.).

Che tipo di esperienze soggettive avrà vissuto, quella stessa mucca, nel corso della sua breve vita?

Immagina di essere considerato un ingranaggio senza emozioni, di gridare di paura senza che nessuno ti riconosca come individuo. Questo è l’incubo che miliardi di esseri viventi abitano ogni giorno a causa di un’eredità culturale obsoleta.

Oggi non abbiamo più la “scusa” dell’ignoranza. La scienza ha demolito l’automa di Cartesio; ora spetta a noi demolire le pratiche che su quel mito sono state fondate.


Un atto politico

Riconoscere la senzienza non è un mero esercizio accademico: è un atto politico.

Accettare che gli animali provino dolore, paura ed emozioni significa far crollare l’impalcatura che giustifica il loro utilizzo nei laboratori, nelle industrie e, soprattutto, negli allevamenti. Non si tratta solo di “mitigare” il loro dolore, ma di mettere in discussione il diritto stesso di disporre della loro vita e dei loro corpi.

È una scelta collettiva che coinvolge la società intera: decidere di proteggere gli animali dalla sofferenza e riconoscere loro diritti fondamentali è una responsabilità politica, prima ancora che un gesto di empatia individuale.

Ignorare la senzienza significa continuare a giustificare sofferenze evitabili; riconoscerla apre la strada a una società più giusta, solidale e sostenibile.

La scienza ci mostra che non siamo soli nel provare piacere, dolore ed emozioni. Animali con cervelli diversi dai nostri, dai polpi ai corvi, condividono con noi la capacità di sentire e soffrire. Questo ci chiama a una responsabilità nuova e urgente.



Eppure questo è solo l’inizio. Se gli animali sentono, soffrono e hanno consapevolezza, allora il prossimo passo è comprendere di che portata è questa sofferenza nel sistema alimentare globale.

Scopri nel prossimo articolo: Tonnellate di sofferenza

Fonti e approfondimenti

  • Andrews, K., Birch, J., Sebo, J., and Sims, T. (2024) Background to the New York Declaration on Animal Consciousness. Disponibile su nydeclaration.com
  • Animal Ethics. (n.d.). Cos’è la senzienza? Disponibile su animal-ethics.org
  • Descartes, R. (1637). Discorso sul metodo. Trad. it. di Italo Cubeddu, Roma: Editori Riuniti, 1996. Edizione digitale: Liber Liber. Disponibile su liberliber.it
  • De Vries, A., & Marcondes, M. I. (2020). Review: Overview of factors affecting productive lifespan of dairy cows. Animal, 14(S1), s155–s164. Disponibile su sciencedirect.com
  • Essere Animali (n.d.). Latte. Essere Animali ETS. Disponibile su essereanimali.org
  • Franco, N. H. (2013). Animal Experiments in Biomedical Research: A Historical Perspective. Animals3(1), 238-273. Disponibile su mdpi.com
  • Low, P.; Panksepp, J.; Reiss, D.; Edelman, D.; Van Swinderen, B. & Koch, C. (2012) The Cambridge Declaration on Consciousness. Francis Crick Memorial Conference. Disponibile su fcmconference.org
  • Lupi, A. G. (2024). Coscienti, senzienti, emotivi: la dichiarazione di Cambridge (e qualche crepa nel nostro ego). Scienza in rete. Disponibile su scienzainrete.it
  • Scientific American. (1899). Imaginary rendering of Vaucanson’s digesting duck. Immagine in pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
  • Singer, P. (2024). Nuova liberazione animale. Edizione aggiornata, Milano: Il Saggiatore. Disponibile su ilsaggiatore.com
  • Treccani. (2019). Senzienza. In Vocabolario online – Neologismi. Disponibile su treccani.it
  • Treccani. (n.d.). Senziente. In Vocabolario online. Disponibile su treccani.it